Iperammortamento 2026: decreto attuativo, comunicazioni al GSE e guida completa per le imprese
L’iperammortamento 2026 è l’agevolazione più attesa — e più discussa — del Piano Transizione 5.0 reintrodotto dalla Legge di Bilancio 2026. Introdotto formalmente dal 1° gennaio 2026, è rimasto bloccato per mesi in attesa del decreto attuativo, finalmente firmato il 4 maggio 2026 dai ministri Urso (MIMIT) e Giorgetti (MEF). Ma la strada per accedere concretamente all’incentivo è ancora in fase di completamento: mancano la pubblicazione definitiva in Gazzetta Ufficiale, il via libera della Corte dei Conti e soprattutto i modelli operativi del Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Secondo le dichiarazioni del Ministro Urso al Festival dell’Economia di Trento, l’agevolazione dovrebbe essere operativa entro metà giugno 2026. Questa guida ti spiega tutto quello che devi sapere: cos’è l’iperammortamento, chi può accedervi, le aliquote, le 5 comunicazioni obbligatorie e cosa fare per non perdere gli incentivi.
Cos’è l’iperammortamento 2026 e a chi si applica
L’iperammortamento è un’agevolazione fiscale che consente alle imprese di maggiorare il costo di acquisto dei beni strumentali nuovi ai fini del calcolo delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing. In pratica, le imprese possono dedurre fiscalmente un importo superiore a quello effettivamente speso, riducendo il reddito imponibile e quindi le imposte dovute.
La misura è rivolta a tutte le imprese — indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico e dal regime contabile adottato — che realizzano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate in Italia, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.
I beni oggetto dell’agevolazione, come definiti dal decreto attuativo del 4 maggio 2026, sono:
- Beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese (elencati negli Allegati IV e V della Legge di Bilancio 2026, L. 199/2025);
- Beni destinati all’autoproduzione e autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.
Un elemento importante da sottolineare: il decreto ha eliminato la controversa clausola made in Europe, che nella versione originaria limitava i beni agevolabili a quelli prodotti nell’Unione Europea. Dopo mesi di polemiche, anche gli investimenti effettuati presso fornitori extraeuropei sono ora ammessi, a condizione che i beni siano destinati a strutture produttive localizzate in Italia. Rimane invece il vincolo di origine europea per i pannelli fotovoltaici.
Attenzione anche a un’esclusione importante: i software fruiti in cloud in modalità SaaS (Software as a Service), cioè quelli acquisiti tramite canoni di abbonamento ricorrente, restano fuori dall’agevolazione. In quanto non soggetti ad ammortamento tradizionale, non rientrano nel perimetro dell’incentivo.
Le aliquote dell’iperammortamento 2026: la tabella delle maggiorazioni
Il beneficio si struttura su tre scaglioni di maggiorazione decrescenti in base all’ammontare dell’investimento. La logica è premiare maggiormente gli investimenti di dimensioni più contenute, tipici delle PMI, con percentuali di deduzione più elevate.
| Percentuale di maggiorazione | Importo dell’investimento |
|---|---|
| 180% | Fino a 2,5 milioni di euro |
| 100% | Da 2,5 a 10 milioni di euro |
| 50% | Da 10 a 20 milioni di euro |
Facciamo un esempio pratico: un’impresa che investe 1 milione di euro in macchinari 4.0 potrà dedurre fiscalmente 1,8 milioni di euro (180% di 1 milione), con un risparmio IRES significativo. Per un investimento da 5 milioni di euro, la maggiorazione si applica al 180% sui primi 2,5 milioni e al 100% sui restanti 2,5 milioni, per una base deducibile di oltre 7 milioni.
Le risorse totali stanziate per questa misura ammontano a 9,8 miliardi di euro, dopo che il decreto Fiscale — recentemente convertito in legge — ha incrementato la dotazione iniziale.
Il decreto attuativo: storia di un lungo ritardo
La Legge di Bilancio 2026 aveva fissato il termine per l’adozione del decreto attuativo entro la fine di gennaio 2026. I ritardi accumulati hanno invece portato alla firma solo il 4 maggio 2026, con oltre tre mesi di ritardo rispetto alla scadenza prevista.
Il blocco principale è stato causato dalla già citata clausola made in Europe: per modificare il perimetro dei beni agevolabili era necessario intervenire direttamente sulla norma primaria, cosa avvenuta solo con il decreto Fiscale. Parallelamente, i due ministeri coinvolti — MIMIT e MEF — hanno lavorato a lungo per trovare un accordo sul testo definitivo, con discussioni tecniche che hanno prolungato ulteriormente l’iter.
L’impatto concreto sui mercati non è stato trascurabile: l’incertezza normativa protratta per mesi ha spinto molte imprese a bloccare o posticipare i piani di investimento, in attesa di avere un quadro normativo chiaro e definitivo.
Oggi il decreto risulta firmato e pubblicato sul sito del Dipartimento per il Programma di Governo, ma non ancora in Gazzetta Ufficiale: è ancora in attesa del visto di registrazione della Corte dei Conti. Successivamente sarà necessario il decreto direttoriale del MIMIT che definirà la modulistica operativa e l’apertura della piattaforma informatica del GSE.
Le 5 comunicazioni obbligatorie al GSE: la procedura passo per passo
Uno degli aspetti più rilevanti del decreto attuativo — e più onerosi per le imprese — riguarda la procedura di accesso all’agevolazione, che si articola in 5 comunicazioni obbligatorie da trasmettere al Gestore dei Servizi Energetici tramite la propria piattaforma informatica (accessibile con SPID o CIE). Due in più rispetto alle tre originariamente previste dalla Manovra.
Ecco la sequenza completa:
1. Comunicazione preventiva
È il punto di partenza. Va trasmessa per ogni struttura produttiva oggetto degli investimenti e deve contenere: dati identificativi dell’impresa e della struttura produttiva, tipologia e ammontare degli investimenti agevolabili, data prevista di interconnessione dei beni, tipologia degli impianti rinnovabili e data prevista di entrata in funzione, dati sull’applicazione della maggiorazione delle quote di ammortamento.
2. Comunicazione di conferma dell’investimento
Va inviata entro 60 giorni dalla notifica di esito positivo della comunicazione preventiva da parte del GSE. Deve indicare la data e l’importo del pagamento dell’ultima quota dell’acconto (pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione di ciascun bene) e i dati identificativi delle fatture. Non può riguardare investimenti diversi o di ammontare superiore a quelli indicati nella comunicazione preventiva.
3. Comunicazione di completamento degli investimenti
Viene trasmessa una volta completati tutti gli investimenti e avvenuta l’interconnessione dei beni. Rappresenta il momento da cui decorre il diritto alla fruizione del beneficio. Non può essere inviata oltre il 15 novembre 2028.
4. Comunicazione periodica annuale di monitoraggio
Questa è una delle due nuove comunicazioni aggiuntive introdotte dal decreto. Ogni anno, entro il 20 gennaio, l’impresa trasmette un aggiornamento dettagliato sugli investimenti effettuati, i costi sostenuti e la previsione di utilizzo del beneficio. Partirà presumibilmente dal gennaio 2027.
5. Comunicazione integrativa con piano di ammortamento
La quinta e ultima comunicazione, da trasmettere entro il successivo 30 giugno, integra quella periodica con il piano di ammortamento completo e l’indicazione delle quote dell’incentivo imputate per ciascun esercizio.
Tutte le comunicazioni devono essere trasmesse tramite la piattaforma informatica del GSE, utilizzando i modelli ufficiali che saranno resi disponibili dal MIMIT e pubblicati anche su Incentivi.gov.it. Fino all’attivazione della piattaforma, le imprese non possono ancora procedere con le domande.
La documentazione obbligatoria da conservare
Oltre alle 5 comunicazioni al GSE, le imprese che accedono all’iperammortamento 2026 devono predisporre e conservare una specifica documentazione a supporto:
- Perizia tecnica asseverata: obbligatoria per tutti gli investimenti, anche quelli al di sotto dei 300.000 euro (soglia entro la quale in passato era sufficiente una dichiarazione del legale rappresentante). Deve attestare le caratteristiche tecniche dei beni e la loro funzionalità rispetto alla trasformazione digitale;
- Certificazione contabile: rilasciata da un revisore legale dei conti iscritto nell’apposito registro, certifica l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la loro corrispondenza con la documentazione contabile.
Questi due documenti costituiscono le prove fondamentali in caso di controllo fiscale. La loro corretta redazione è cruciale per la tenuta del beneficio.
Perché l’iperammortamento 2026 è strategico per le imprese italiane
Al di là delle complessità procedurali, l’iperammortamento rappresenta un’opportunità concreta per le imprese che stanno pianificando investimenti in tecnologie 4.0, automazione, digitalizzazione e transizione energetica. Con 9,8 miliardi di euro disponibili e un orizzonte temporale che arriva al 30 settembre 2028, la misura offre un ampio margine di pianificazione.
I vantaggi principali per le imprese sono:
- Riduzione del carico fiscale: la maggiorazione del costo ammortizzabile abbassa il reddito imponibile per diversi esercizi, con benefici distribuiti nel tempo;
- Stimolo agli investimenti produttivi: acquisto di macchinari, robot, software gestionali (non in cloud), sistemi MES, ERP e altre tecnologie Industria 4.0;
- Accesso anche a fornitori extra-UE: dopo l’eliminazione della clausola made in Europe, le imprese possono scegliere i fornitori più competitivi a livello globale;
- Orizzonte temporale ampio: investimenti effettuabili fino al settembre 2028, con prenotazioni apribili già a giugno 2026.
Il Ministro Urso ha inoltre annunciato l’intenzione di rendere l’iperammortamento strutturale con la prossima Legge di Bilancio. Un’ambizione importante, da verificare però alla luce di una manovra 2027 che si preannuncia particolarmente complessa, con risorse limitate e un anno elettorale alle porte.
Criticità e aspetti da considerare prima di accedere all’agevolazione
L’iperammortamento 2026, pur essendo un’agevolazione potente, presenta alcune criticità che le imprese devono valutare attentamente:
- Complessità burocratica: le 5 comunicazioni obbligatorie al GSE, con scadenze distribuite su anni, richiedono un presidio costante degli adempimenti. Un errore procedurale può compromettere il beneficio;
- Esclusione dei software SaaS: molte imprese avevano già pianificato investimenti in soluzioni cloud. L’esclusione dei canoni di abbonamento riduce il perimetro dell’agevolazione rispetto alle aspettative;
- Perizia tecnica asseverata obbligatoria per tutti: anche per investimenti sotto i 300.000 euro è richiesta una perizia asseverata, con costi aggiuntivi non trascurabili per le PMI;
- Incertezza sulla proroga strutturale: l’obiettivo di rendere l’agevolazione strutturale dalla Legge di Bilancio 2027 non è ancora confermato. Le imprese che pianificano investimenti oltre il 2026 devono considerare questo rischio;
- Ritardi nelle prenotazioni: le domande di prenotazione non sono ancora attive. Le risorse sono distribuite in ordine cronologico di presentazione, quindi chi si prepara prima ha un vantaggio competitivo significativo.
FAQ: Domande Frequenti sull’Iperammortamento 2026
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Cos’è l’iperammortamento 2026?
- L’iperammortamento 2026 è un’agevolazione fiscale che consente alle imprese di maggiorare il costo dei beni strumentali nuovi ai fini del calcolo dell’ammortamento, riducendo il reddito imponibile e le imposte da pagare. È stato reintrodotto dalla Legge di Bilancio 2026 nell’ambito del Piano Transizione 5.0 e si applica agli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.
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Quando parte l’iperammortamento 2026?
- Il decreto attuativo è stato firmato il 4 maggio 2026 dai ministri Urso e Giorgetti. Tuttavia, la misura non è ancora operativa: mancano ancora il visto della Corte dei Conti, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e il decreto direttoriale con la modulistica del GSE. Secondo il Ministro Urso, le domande di prenotazione dovrebbero aprire entro metà giugno 2026.
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Quali sono le aliquote dell’iperammortamento 2026?
- Le maggiorazioni sono: 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro; 100% per la quota da 2,5 a 10 milioni di euro; 50% per la quota da 10 a 20 milioni di euro. Gli scaglioni si applicano in modo progressivo sul medesimo investimento.
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Quali beni sono agevolabili con l’iperammortamento 2026?
- Sono agevolabili i beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale (elencati negli Allegati IV e V della L. 199/2025) e i beni per l’autoproduzione di energia rinnovabile. I software acquistati in cloud con canone di abbonamento (SaaS) sono esclusi. Non è più richiesta l’origine europea dei beni, tranne per i pannelli fotovoltaici.
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Quante comunicazioni bisogna inviare al GSE per l’iperammortamento?
- Le comunicazioni obbligatorie al GSE sono 5: comunicazione preventiva, comunicazione di conferma dell’investimento (entro 60 giorni dal via libera del GSE), comunicazione di completamento, comunicazione periodica annuale di monitoraggio (entro il 20 gennaio di ogni anno) e comunicazione integrativa con piano di ammortamento (entro il 30 giugno successivo). Tutte vanno trasmesse tramite la piattaforma telematica del GSE.
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È necessaria la perizia tecnica per accedere all’iperammortamento 2026?
- Sì, la perizia tecnica asseverata è obbligatoria per tutti gli investimenti, indipendentemente dall’importo. Anche per gli acquisti sotto i 300.000 euro non è più sufficiente una semplice dichiarazione del legale rappresentante. È inoltre richiesta una certificazione contabile rilasciata da un revisore legale dei conti.
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I software in cloud rientrano nell’iperammortamento 2026?
- No. I software fruiti in modalità SaaS (Software as a Service), cioè quelli acquisiti tramite canoni di abbonamento ricorrente, sono esclusi dall’agevolazione. L’iperammortamento si applica ai software di proprietà (acquisiti con licenza perpetua) che rientrano tra i beni degli Allegati IV e V della Legge di Bilancio 2026.
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Chi può accedere all’iperammortamento 2026?
- Possono accedere tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica (spa, srl, snc, ditte individuali, ecc.), dal settore economico e dal regime contabile adottato, che realizzano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive localizzate in Italia nel periodo 1° gennaio 2026 – 30 settembre 2028.
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Come si accede all’iperammortamento 2026?
- L’accesso avviene esclusivamente tramite la piattaforma informatica del GSE, utilizzando SPID o CIE. La prima comunicazione da trasmettere è quella preventiva, con i dati dell’impresa e gli investimenti pianificati. I modelli di comunicazione e le istruzioni operative saranno resi disponibili con un decreto direttoriale del MIMIT, pubblicato sui siti del Ministero, del GSE e su Incentivi.gov.it.
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L’iperammortamento 2026 sarà prorogato al 2027?
- Il Ministro Urso ha dichiarato l’intenzione di prorogare e rendere strutturale l’iperammortamento con la prossima Legge di Bilancio. Tuttavia, la conferma non è ancora formale: la manovra 2027 si preannuncia molto vincolata sul fronte delle risorse e dovrà fare i conti con un anno elettorale. È consigliabile pianificare gli investimenti considerando l’orizzonte certo fino al 30 settembre 2028.
Conclusione
L’iperammortamento 2026 è una misura concreta e significativa per le imprese che vogliono investire nella trasformazione digitale e nella transizione energetica. Con 9,8 miliardi di euro disponibili e maggiorazioni fino al 180%, il potenziale di risparmio fiscale è rilevante. Ma la complessità della procedura — 5 comunicazioni al GSE, perizia tecnica obbligatoria, certificazione contabile — richiede una pianificazione accurata e un supporto professionale qualificato.
Le imprese che si preparano con anticipo — definendo già ora il piano degli investimenti, la documentazione tecnica e il profilo dei beni agevolabili — avranno un vantaggio competitivo nel momento in cui la piattaforma GSE aprirà. Il momento giusto per agire è adesso.
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