Incentivi beni strumentali: il confronto UPB dal 2016

Incentivi beni strumentali: crediti d’imposta o maggiorazione degli ammortamenti? Il confronto dell’UPB dal 2016

Gli incentivi beni strumentali sono tornati al centro del dibattito dopo l’audizione dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) del 29 settembre 2026 davanti alla X Commissione Attività produttive della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dinamiche del PIL. Nella parte finale dell’intervento, tenuto da Libero Monteforte, l’UPB ha messo a confronto i tre regimi succedutisi dal 2016: la maggiorazione degli ammortamenti (2016-2019), i crediti d’imposta (2020-2025) e la nuova maggiorazione prevista dalla legge di bilancio 2026, valida fino al 30 settembre 2028.

Il messaggio è chiaro ma sfumato. I crediti d’imposta risultano più efficaci nello stimolare investimenti e occupazione, e hanno raggiunto più imprese piccole e del Mezzogiorno. La maggiorazione degli ammortamenti, però, è più sostenibile per i conti pubblici e per i vincoli europei. Per un’impresa che pianifica investimenti, capire questo compromesso aiuta a scegliere tempi e dimensioni dell’acquisto.

Incentivi beni strumentali: le tre fasi dal 2016 al 2028

In dieci anni gli incentivi ai beni strumentali materiali e immateriali hanno cambiato forma due volte. Ogni passaggio ha modificato il momento in cui l’impresa ottiene il beneficio.

Periodo Strumento Caratteristiche principali
2016-2019 Maggiorazione degli ammortamenti Maggiore deducibilità degli ammortamenti (superammortamento), potenziata per i beni 4.0 (iperammortamento)
2020-2025 Crediti d’imposta Credito al posto del superammortamento e credito Transizione 4.0 al posto della maggiorazione 4.0. Nel biennio 2024-2025 potenziamento per i progetti che riducono i consumi energetici (Transizione 5.0)
1° gennaio 2026 – 30 settembre 2028 Nuova maggiorazione degli ammortamenti Beni materiali e immateriali per la trasformazione tecnologica e digitale (4.0) e beni materiali per la riduzione dei consumi energetici (5.0)

Accanto a queste misure l’UPB ricorda altri strumenti: il credito d’imposta per il Mezzogiorno (2016-2023), il credito per la ZES unica dal 2024, i crediti per la formazione 4.0 (2018-2023) e le misure per la ricerca e sviluppo, in esaurimento entro il 2031.

Cos’è la maggiorazione degli ammortamenti

È una maggiore deducibilità del costo del bene. Il bene non vale di più in bilancio, ma fiscalmente si deduce una cifra superiore al costo sostenuto. Il risparmio è distribuito lungo la vita utile del bene e dipende dall’imposta che l’impresa paga.

Cos’è il credito d’imposta per investimenti

È un importo da utilizzare in compensazione. Riduce l’intervallo tra investimento e beneficio e non dipende da redditività e capienza fiscale. L’UPB lo definisce potenzialmente più efficace, precisando che tempi e pieno utilizzo dipendono dalle regole specifiche.

Quanto valgono gli incentivi: aliquote e risparmio d’imposta

Per i beni materiali 4.0 la legge di bilancio 2026 prevede una maggiorazione del 180% fino a 2,5 milioni di euro, del 100% tra 2,5 e 10 milioni, del 50% tra 10 e 20 milioni e nessuna agevolazione oltre i 20 milioni. Il confronto con il passato, secondo la ricostruzione dell’UPB, è questo:

Regime Fino a 2,5 milioni 2,5-10 milioni 10-20 milioni
Maggiorazione 2019 (coefficiente) 170% 100% 50%
Credito d’imposta 2020 (aliquota) 40% 20% 0%
Credito d’imposta 2021 (aliquota) 50% 30% 10%
Credito d’imposta 2022 (aliquota) 40% 20% 10%
Credito d’imposta 2023-2025 (aliquota) 20% 20% 20%
Maggiorazione 2026-2028 (coefficiente) 180% 100% 50%

Le aliquote di un credito e i coefficienti di una maggiorazione non sono confrontabili direttamente. Per questo l’UPB calcola il valore attuale del risparmio d’imposta, cioè quanto vale l’agevolazione in percentuale del costo, tenendo conto dei tempi in cui arriva. Per i beni materiali 4.0 e 5.0 la maggiorazione 2026 garantisce:

  • circa il 40% del costo fino a 2,5 milioni di euro di investimento;
  • quasi il 23% tra 2,5 e 10 milioni;
  • poco più dell’11% tra 10 e 20 milioni.

Queste stime partono da ipotesi precise: tasso di sconto del 3%, vita utile media dei beni materiali di 5 anni e capacità fiscale sufficiente per tutto il periodo. Il valore attuale misura l’intensità dell’incentivo, non gli investimenti aggiuntivi che genera. Secondo l’UPB il valore del 2026 è mediamente più elevato sia rispetto ai beni 4.0 del 2023-2025 sia ai beni 5.0 del 2024-2025.

Il caso dei beni immateriali

I beni immateriali, come i software funzionali alla trasformazione tecnologica, hanno sempre avuto aliquote inferiori ai beni materiali e nel 2025 sono stati esclusi dal credito. Qui il potenziamento è più evidente: il valore attuale della nuova maggiorazione è sensibilmente superiore a quello del 2019, ultimo anno del regime di ammortamento precedente, e le aliquote sono leggermente più alte. Fa eccezione solo il credito 2022 per importi molto contenuti.

Un esempio semplificato

Un’impresa investe 1 milione di euro in un bene materiale 4.0 con maggiorazione al 180%. La deduzione aggiuntiva è di 1,8 milioni. Con aliquota IRES al 24% il risparmio nominale aggiuntivo è di 432.000 euro, pari al 43,2% dell’investimento. Poiché arriva in più anni, il valore attualizzato scende verso il 40% indicato dall’UPB. L’esempio è volutamente semplificato e non considera IRAP, perdite fiscali o altre condizioni.

Efficacia degli incentivi: la valutazione ex post dell’UPB

La valutazione ex post distingue la maggiorazione degli ammortamenti del periodo 2017-2019 dai crediti d’imposta del 2020-2022. È stata condotta con il modello MEDITA sulle società di capitali, con dati fiscali e di bilancio, escludendo il settore finanziario e le amministrazioni pubbliche. I risultati principali:

  • Investimenti: tassi superiori per le imprese beneficiarie, più marcati con i crediti, con effetti anche negli anni successivi (acconti, effetto moltiplicatore, autofinanziamento).
  • Occupazione: più dipendenti nelle beneficiarie, con effetti rafforzati negli anni seguenti e più elevati per il credito.
  • Settori: la maggiorazione si è concentrata sulla manifattura, il credito si è diffuso di più tra i settori, comprese le costruzioni e alcuni servizi.
  • Dimensione e territorio: i crediti hanno riequilibrato la platea a favore delle piccole imprese e delle società del Mezzogiorno.
  • Eterogeneità: efficacia maggiore per piccole imprese e Mezzogiorno, rafforzata dal credito specifico aggiuntivo.

L’UPB avverte che le agevolazioni sono state usate soprattutto da società già performanti, con redditività e investimenti sopra la media. Per questo la valutazione distingue l’effetto dell’incentivo in base alle caratteristiche iniziali delle imprese, e i risultati vanno letti con questa cautela.

Crediti d’imposta e deduzioni a confronto: vantaggi e criticità

Crediti d’imposta Deduzioni (maggiorazione ammortamenti)
Vantaggi Riducono l’intervallo tra investimento e beneficio. Non dipendono da redditività e capienza fiscale. Uniscono l’automaticità delle agevolazioni alle caratteristiche dei contributi diretti. Onere registrato tra le entrate e distribuito per cassa lungo la vita utile del bene. Non concentrano l’onere in un solo esercizio. Impatto più graduale sui conti pubblici.
Criticità Poco prevedibili e controllabili, con rischio di scostamenti tra perdita di gettito prevista ed effettiva. Contabilizzati per competenza: l’intero importo pesa nell’esercizio in cui sorge il diritto. Dal 2024 tetti e autorizzazioni, con più oneri amministrativi e minore attrattività. Beneficio differito e dipendente dalla capienza fiscale. Stima ex ante più difficile, perché dipende da adesioni e redditività. Monitoraggio più lento, visibile solo dalle dichiarazioni dell’esercizio successivo.

L’UPB segnala anche che un’autorizzazione preventiva migliorerebbe la prevedibilità della deduzione, ma con più costi e oneri per imprese e Amministrazione.

Perché si è tornati alle deduzioni: conti pubblici e vincoli europei

Se i crediti sono potenzialmente più efficaci, perché la legge di bilancio 2026 ha invertito la scelta del 2020? La risposta dell’UPB riguarda la finanza pubblica. Con i crediti automatici, compensabili con qualsiasi tributo e contributo e in alcuni casi cedibili, aumentano i rischi per la sostenibilità dei conti. Dal 2024 sono quindi arrivati tetti di spesa e controlli ex ante più stringenti, che però rischiano di ridurre l’attrattività degli strumenti.

Il caso del 2025 è emblematico: il tetto di spesa si è rivelato stringente sia per il credito 4.0 sia per quello nelle aree ZES, rendendo necessari interventi normativi di rifinanziamento con adeguamento dei tetti. Con le deduzioni si recuperano sostenibilità dei saldi e compatibilità con i vincoli europei. Si rinuncia però ai vantaggi dei crediti, potenzialmente più efficaci nello stimolare gli investimenti. I due strumenti perseguono lo stesso obiettivo con modalità operative diverse.

Capienza fiscale: quante imprese possono davvero usare la maggiorazione

Il limite principale della deduzione è la capienza fiscale. I dati dell’audizione sulle società di capitali aiutano a dimensionare il tema. Nel 2023 il 65% delle società era in utile, il 29,3% in perdita e il 5,7% con utile nullo. Le microimprese sono oltre l’80% delle società di capitali (83,2% nel 2023) e circa l’80% di IRES dovuta è attribuibile al 7% delle società.

Come lettura nostra, non dell’UPB, questi numeri suggeriscono che una quota non trascurabile di imprese, soprattutto piccole, potrebbe non avere imponibile sufficiente per sfruttare subito la deduzione. È un punto da verificare caso per caso prima di programmare un investimento.

Vantaggi e opportunità della nuova maggiorazione

  • Intensità elevata: per i beni materiali, mediamente più alta rispetto ai crediti del 2023-2025, con circa il 40% di valore attuale fino a 2,5 milioni.
  • Beni immateriali rilanciati: software e tecnologie 4.0 tornano agevolati con un valore sensibilmente superiore al 2019.
  • Orizzonte lungo: la misura copre gli investimenti fino al 30 settembre 2028 e permette di pianificare su più annualità.
  • Regole più stabili: il passaggio alle deduzioni riduce il rischio di tetti di spesa che si esauriscono, come accaduto nel 2025.

Criticità e aspetti da considerare prima di investire

  1. Capienza fiscale: il beneficio dipende dall’imposta dovuta. Senza reddito imponibile sufficiente il risparmio può arrivare più tardi.
  2. Tempi di recupero: il risparmio si distribuisce sulla vita utile del bene, mentre il credito era compensabile subito. Più breve è l’ammortamento, più alto è il valore attuale.
  3. Soglie per scaglione: oltre i 20 milioni non c’è agevolazione e tra 10 e 20 milioni il valore scende a circa l’11%.
  4. Esclusioni e incompatibilità: secondo i commenti professionali sulla legge di bilancio, restano fuori i regimi forfettari e le imprese agricole a reddito catastale, e chi aderisce al concordato preventivo biennale non può dedurre la maggiorazione.
  5. Efficacia da verificare: l’UPB ricorda che il valore attuale non misura gli investimenti aggiuntivi, e che le valutazioni d’impatto sono decisive per confermare o ridefinire le politiche.

Per i requisiti applicativi e le scadenze operative conviene sempre confrontarsi con il proprio commercialista, perché dipendono dal testo di legge e dai chiarimenti ufficiali.

FAQ: Domande Frequenti sugli incentivi beni strumentali

Cosa sono gli incentivi per i beni strumentali?

Sono agevolazioni fiscali per le imprese che acquistano beni strumentali nuovi, materiali e immateriali. Dal 2016 hanno preso due forme: la maggiorazione degli ammortamenti e il credito d’imposta. Entrambe riducono il costo fiscale dell’investimento, con tempi e meccanismi diversi.

Qual è la differenza tra credito d’imposta e maggiorazione degli ammortamenti?

Il credito d’imposta riduce l’intervallo tra investimento e beneficio e non dipende da redditività e capienza fiscale. La maggiorazione aumenta la deducibilità del costo e produce risparmio lungo la vita utile del bene, in base al reddito imponibile.

Quali incentivi per i beni strumentali sono in vigore dal 2026?

Dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 è in vigore la nuova maggiorazione degli ammortamenti, per beni materiali e immateriali 4.0 e per beni materiali che riducono i consumi energetici (5.0). Sostituisce i crediti d’imposta in vigore dal 2020.

Quanto vale la maggiorazione degli ammortamenti 2026?

Per i beni materiali 4.0 il coefficiente è 180% fino a 2,5 milioni, 100% tra 2,5 e 10 milioni e 50% tra 10 e 20 milioni. In valore attuale l’UPB stima un risparmio di circa il 40%, quasi il 23% e poco oltre l’11% del costo nei tre scaglioni.

Quali ipotesi usa l’UPB per stimare il risparmio d’imposta?

Un tasso di sconto del 3%, una vita utile media di 5 anni per i beni materiali (3 anni per gli immateriali) e capacità fiscale sufficiente per tutto il periodo. La convenienza reale dipende da aliquote d’imposta e periodo di ripartizione delle quote.

Qual è lo strumento più efficace secondo l’UPB?

Secondo la valutazione ex post, i crediti d’imposta del 2020-2022 hanno prodotto aumenti di investimenti e occupazione maggiori rispetto alle maggiorazioni del 2017-2019. Hanno anche raggiunto più piccole imprese e società del Mezzogiorno.

Perché lo Stato è tornato alla maggiorazione degli ammortamenti?

Per ragioni di finanza pubblica. L’onere della deduzione è registrato tra le entrate e distribuito nel tempo, mentre i crediti d’imposta incidono sul bilancio per l’intero importo nell’esercizio in cui nasce il diritto, con rischi maggiori di scostamento dalle stime.

Fino a quando si possono fare investimenti agevolati?

Il periodo di riferimento arriva al 30 settembre 2028. Per i termini di completamento e le condizioni operative è necessario verificare il testo di legge e i chiarimenti ufficiali.

Le piccole imprese sono penalizzate dal ritorno alle deduzioni?

Il rischio esiste. L’UPB osserva che i crediti hanno raggiunto più piccole imprese e società del Sud, e che la deduzione dipende dalla capienza fiscale. Un’impresa con poco imponibile può trarne beneficio più tardi rispetto a un credito compensabile.

Quando conviene investire per sfruttare la maggiorazione?

Dipende da redditività, liquidità e piano industriale. L’orizzonte fino a settembre 2028 consente di pianificare, ma la scelta va valutata con un consulente, tenendo conto di capienza fiscale, durata di ammortamento e requisiti di accesso.

La maggiorazione vale anche per software e beni immateriali?

Sì, per i beni immateriali 4.0 la nuova maggiorazione è più elevata rispetto al 2019 e al credito del 2025, da cui erano esclusi. Alcune tipologie, come i servizi in abbonamento, possono però non essere considerate beni ammortizzabili: serve una verifica puntuale.

Conclusione

Il confronto dell’UPB mostra che nessuno strumento è perfetto. I crediti d’imposta sono più immediati e inclusivi, con effetti maggiori su investimenti e occupazione. La maggiorazione degli ammortamenti è più sostenibile per i conti pubblici e, per le imprese con imponibile capiente, molto generosa. Fino al 30 settembre 2028 le aziende hanno una finestra per pianificare gli investimenti, ma la convenienza va calcolata con attenzione: capienza fiscale, tempi di recupero e requisiti fanno la differenza.

Se stai valutando un piano di investimenti e vuoi capire come sfruttare al meglio gli incentivi, un confronto con esperti può evitare errori costosi.

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Fonte di riferimento: Audizione dell’UPB su PIL, investimenti e incentivi alle imprese