Transizione 5.0 e concordato: maggiorazione deducibile

Maggiorazione Transizione 5.0 e concordato preventivo biennale: come si deduce dal reddito concordato

Le imprese che aderiscono al concordato preventivo biennale 2026-2027 non perdono la maggiorazione della Nuova Transizione 5.0. Lo conferma la circolare 8/E del 6 ottobre 2026 dell’Agenzia delle Entrate: le quote di maggiorazione maturate nel biennio si portano in dichiarazione come variazione in diminuzione del reddito concordato. In pratica il vantaggio fiscale resta intatto, e l’imposta si calcola su una base più bassa.

Il chiarimento arriva dopo mesi di incertezza. Il DL 38/2026 aveva escluso la maggiorazione dal reddito su cui si costruisce la proposta di concordato, ma non spiegava in modo esplicito come beneficiarne. Ora il meccanismo è definito anche sul piano operativo, e chi sta valutando insieme un investimento agevolabile e l’adesione al CPB può ragionare con numeri certi.

Cosa dice la circolare 8/E sulla maggiorazione Transizione 5.0 e il concordato preventivo biennale

La circolare 8/E del 6 ottobre 2026 è un documento unico che riordina l’intera disciplina del concordato preventivo biennale, alla luce delle novità del DL 38/2026 e del successivo decreto legislativo 148/2026. Al suo interno, il paragrafo 1.8 affronta il coordinamento con la Nuova Transizione 5.0.

Il principio è semplice:

  • la maggiorazione delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing non entra nel reddito concordato;
  • le quote maturate nei periodi d’imposta del biennio possono essere dedotte in dichiarazione;
  • la deduzione opera come variazione in diminuzione del reddito concordato.

Il riferimento normativo è l’articolo 7 del DL 38/2026, convertito dalla legge 88 del 22 maggio 2026. La norma ha integrato l’articolo 16 del decreto legislativo 13/2024, aggiungendo la maggiorazione tra le componenti che non rilevano ai fini del reddito d’impresa oggetto di concordato.

Che cos’è il concordato preventivo biennale (CPB)

Il concordato preventivo biennale è un accordo tra Fisco e contribuente. L’Agenzia delle Entrate propone un reddito per due periodi d’imposta, e l’impresa che aderisce paga le imposte su quel reddito, indipendentemente da quanto guadagna davvero. Per il biennio 2026-2027 la proposta si basa sul reddito dell’anno precedente, con un meccanismo di gradualità che porta il maggior reddito proposto per il 2026 alla metà di quello del 2027.

Chi aderisce può inoltre optare per l’imposta sostitutiva sulla parte di reddito concordato che supera il reddito effettivo dell’anno precedente, anche per una sola delle due annualità.

Che cos’è la maggiorazione della Nuova Transizione 5.0

Dal 2026 la Transizione 5.0 cambia impostazione. Non si basa più sul credito d’imposta compensabile in F24, ma sulla maggiorazione del costo fiscalmente deducibile del bene, attraverso le quote di ammortamento o i canoni di leasing. Per questo si parla anche di iperammortamento.

Le aliquote di maggiorazione sono a scaglioni:

Scaglione di investimento Maggiorazione
Fino a 2,5 milioni di euro 180%
Da 2,5 a 10 milioni di euro 100%
Da 10 a 20 milioni di euro 50%

La misura riguarda gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Il DL 38/2026 ha inoltre eliminato il vincolo che limitava l’iperammortamento 2026 ai soli beni prodotti nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo.

Come funziona la deduzione nel reddito concordato: il meccanismo passo per passo

Il funzionamento si può riassumere in quattro passaggi.

  1. Adesione al CPB. L’impresa aderisce alla proposta per il biennio 2026-2027 e il reddito concordato viene fissato dall’Agenzia.
  2. Investimento agevolabile. L’impresa realizza un investimento che rientra nella Nuova Transizione 5.0.
  3. Maturazione delle quote. Nel 2026 e nel 2027 maturano le quote di ammortamento o i canoni di leasing con la relativa maggiorazione.
  4. Variazione in diminuzione. In dichiarazione, le quote di maggiorazione maturate nel biennio riducono il reddito concordato, rispettivamente nella dichiarazione del 2027 per il 2026 e in quella del 2028 per il 2027.

Il motivo di questa impostazione è logico. Il reddito concordato 2026-2027 è calcolato partendo dal 2025, anno in cui la Nuova Transizione 5.0 non era in vigore. La maggiorazione non poteva quindi essere considerata nella base di calcolo, e viene recuperata solo a valle, in dichiarazione.

Un esempio pratico

Si tratta di un esempio semplificato, a solo scopo illustrativo. Un’impresa aderisce al CPB e per il 2026 il reddito concordato è pari a 300.000 euro. Nello stesso anno matura quote di maggiorazione da iperammortamento per 100.000 euro. In dichiarazione l’impresa porta in diminuzione questi 100.000 euro e l’IRES o l’IRPEF si calcola su 200.000 euro, anziché su 300.000.

Senza questo chiarimento, l’impresa avrebbe rischiato di pagare le imposte sull’intero reddito concordato, vanificando in parte l’incentivo.

Vantaggi e opportunità per le imprese

  • Nessuna rinuncia. Aderire al concordato non esclude dall’agevolazione sugli investimenti.
  • Pianificazione più chiara. Investimento e adesione al CPB si possono valutare insieme, anno per anno.
  • Certezza del reddito. Il concordato blocca il reddito imponibile, mentre la maggiorazione lo riduce ulteriormente.
  • Possibile risparmio d’imposta aggiuntivo. L’iperammortamento agisce sul reddito dichiarato oltre i benefici tipici del concordato.

Criticità e aspetti da considerare prima di aderire

Il chiarimento non risolve ogni dubbio. Prima di aderire conviene verificare alcuni punti.

  • Tempistica. L’adesione al CPB 2026-2027 va formalizzata entro il 2 novembre 2026, perché il termine ordinario del 31 ottobre cade di sabato. Per i soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare valgono termini diversi.
  • Maturazione delle quote. La deduzione riguarda le quote maturate nel biennio. Gli ammortamenti che maturano negli anni successivi seguono le regole ordinarie.
  • Requisiti dell’investimento. Il beneficio presuppone che l’investimento rispetti i requisiti della Nuova Transizione 5.0 e le relative procedure.
  • Convenienza del concordato. La proposta va confrontata con il reddito atteso. Un’adesione conveniente sulla carta può diventare onerosa se l’andamento dell’impresa peggiora.

Per le questioni non trattate dalla circolare, come l’effetto sulla base IRAP, conviene verificare il testo ufficiale e confrontarsi con il proprio consulente.

FAQ: Domande frequenti su maggiorazione Transizione 5.0 e concordato preventivo biennale

Aderire al concordato preventivo biennale fa perdere la maggiorazione della Transizione 5.0?

No. Secondo la circolare 8/E del 2026, l’adesione al CPB non fa perdere la maggiorazione. Le quote maturate nel biennio si deducono in dichiarazione come variazione in diminuzione del reddito concordato.

Cos’è la maggiorazione della Nuova Transizione 5.0?

È una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile di beni strumentali agevolabili. Si applica sulle quote di ammortamento o sui canoni di leasing, e ha aliquote del 180%, 100% e 50% a seconda dello scaglione di investimento.

Come si deduce la maggiorazione dal reddito concordato?

Si porta in dichiarazione come variazione in diminuzione. Le quote maturate nel 2026 e nel 2027 riducono il reddito concordato dei rispettivi periodi d’imposta, con effetto sull’IRES o sull’IRPEF dovuta.

La maggiorazione entra nel calcolo della proposta di concordato?

No. L’articolo 16 del decreto legislativo 13/2024, integrato dal DL 38/2026, la esclude dal reddito d’impresa su cui si costruisce la proposta di concordato.

Quale circolare chiarisce il rapporto tra CPB e Transizione 5.0?

La circolare n. 8/E del 6 ottobre 2026 dell’Agenzia delle Entrate. È un documento unico che riordina la disciplina del concordato preventivo biennale e include il coordinamento con la maggiorazione.

Entro quando bisogna aderire al concordato preventivo biennale 2026-2027?

Entro il 2 novembre 2026 per i contribuenti con esercizio coincidente con l’anno solare, perché il termine del 31 ottobre cade di sabato. L’adesione si fa con la dichiarazione o con l’invio autonomo del modello CPB.

Per quali investimenti vale l’iperammortamento della Transizione 5.0?

Per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 in beni agevolabili. Il DL 38/2026 ha eliminato il vincolo di produzione nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo.

Si può usare la maggiorazione anche dopo la fine del biennio di concordato?

La circolare chiarisce il trattamento delle quote maturate nel biennio. Per le quote degli anni successivi valgono le regole ordinarie, quindi conviene verificare caso per caso con un consulente.

Conviene aderire al CPB se si pianifica un investimento agevolabile?

Dipende dai numeri. L’adesione non esclude più l’incentivo, quindi la scelta va fatta confrontando la proposta di reddito con l’utile atteso e con l’effetto delle quote di maggiorazione che maturano.

Chi può beneficiare della deduzione nel reddito concordato?

Le imprese che aderiscono al CPB 2026-2027 e realizzano investimenti agevolabili con la Nuova Transizione 5.0. Restano necessari i requisiti di accesso ai due regimi.

Conclusione

La circolare 8/E mette un punto fermo: concordato preventivo biennale e Nuova Transizione 5.0 non sono alternativi. La maggiorazione resta fuori dal reddito concordato, ma si recupera in dichiarazione come variazione in diminuzione. Per le imprese che stanno programmando investimenti, la finestra utile è breve, perché l’adesione al CPB va decisa entro il 2 novembre 2026.

Il consiglio è di simulare, anno per anno, l’effetto combinato di proposta di concordato e quote di maggiorazione, prima di aderire. Se vuoi valutare il tuo caso con un confronto qualificato, il team di Sofia Consulting può affiancarti.

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Fonte di riferimento: Circolare n. 8/E del 6 ottobre 2026 dell’Agenzia delle Entrate